D06 Nominalizzazione linguistica: quando le azioni diventano oggetti
Nel linguaggio quotidiano utilizziamo parole astratte come se fossero entità concrete: motivazione, successo, cambiamento, leadership. Termini che sembrano indicare qualcosa di stabile, quasi tangibile.
Eppure molte di queste parole nascono da verbi: descrivono azioni, non oggetti fermi.
Quando diciamo “non ho motivazione”, stiamo davvero parlando di qualcosa che manca, o stiamo descrivendo un comportamento che in questo momento non stiamo mettendo in atto? La differenza non è solo linguistica. Cambia la percezione di ciò che è modificabile.
Trasformare un processo in un sostantivo rende ciò che è dinamico apparentemente stabile. Un’azione diventa una condizione. Un comportamento diventa un’etichetta. Da movimento a oggetto.
Il linguaggio, in questo senso, non si limita a raccontare l’esperienza: ne orienta la struttura. Se la motivazione è una “cosa”, posso aspettare che arrivi. Se è un processo, posso intervenire sulle condizioni che la rendono possibile.
In ambito aziendale il meccanismo è frequente. Si parla di “mancanza di leadership” come se fosse un’entità astratta da acquisire. Più raramente si scompone il problema in comportamenti osservabili: quali decisioni non vengono prese? Quali feedback non vengono dati? Quali responsabilità non vengono assunte?
Spostare il linguaggio verso l’azione cambia il punto di leva. Non “serve più motivazione”, ma “quale primo passo concreto possiamo compiere?”. Non “manca leadership”, ma “quali comportamenti renderebbero più chiara la direzione?”.
L’astrazione offre una sensazione di ordine. Ma talvolta nasconde la dinamica che potremmo osservare e modificare.
La questione non è eliminare le parole astratte.
È ricordare che dietro ogni sostantivo c’è un processo.
Quando parliamo di successo o motivazione, stiamo descrivendo qualcosa che esiste…
o stiamo dando un nome a una sequenza di azioni che potremmo rendere visibile?
«Motivazione», «leadership», «cambiamento»: sono le parole che riempiono le convention, e sono astrazioni finché qualcuno non le rimette in movimento. È da lì che parto quando lavoro davanti a un pubblico aziendale.